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Busy business

Software libero, ma libero veramente.

Nel 1991, il ventiduenne finlandese Linus Torvalds decise di fare un software tutto suo, partendo da Unix, un sistema non utilizzato per i personal. è così che è nato Linux, un software che chiunque può prendere e farne ciò che vuole: usarlo, copiarlo, modificarlo, migliorarlo. è così che continua a svilupparsi. Si calcola che non meno di 18 milioni di computer utilizzino Linux. L’Ibm stessa installa Linux sui propri computer. Il diretto concorrente dell’impero Microsoft non ha proprietario né qualcuno che ci guadagni sul suo utilizzo. Se la pubblica amministrazione o le scuole e le università smettessero di usare i software a pagamento, passando a Linux, risparmierebbero svariati milioni di euro. Già oggi, molti privati, quando sono necessari gli strumenti di MS Office, anziché scaricare delle versioni pirata, cominciano ad utilizzare Open Office: si stima che nei prossimi anni l’uso di software liberi triplicherà. Quando si parla di free software, si intendono quattro tipi di libertà: libertà di far funzionare un programma, di studiarlo e di adattarlo alle proprie esigenze, di farne copie e ridistribuirle e libertà di rendere pubblici i miglioramenti. Unico pre-requistito è che il programma sia open source, cioè che il codice sorgente, l’insieme di stringhe di programmazione che lo costituiscono, possa essere consultato e modificato. Software libero dunque non vuol dire semplicemente gratuito.

Per sapere quali sono i software open source:
http://it.wikipedia.org/wiki/Elenco_di_programmi_open_source

The ultimate news

Rifiuti informatici? Trascinateli nel trashware.

Gli oggetti altamente tecnologici, come cellulari o personal computer,  con il loro rapido update, vanno a formare una massa rilevante di rifiuti, spesso di difficile smaltimento o riciclaggio. Il più delle volte finiscono in discarica non perché rotti, ma perché osboleti. Pochi sanno che si può dare nuova vita a un vecchio pc, utilizzando OpenOffice per navigare sul web e farne un uso quotidiano per niente impegnativo. Linux, ad esempio, permette di riportare sulle scrivanie computer che con altri sistemi operativi sono finiti nell’armadio o nei cassonetti. Basta dare una “rispolverata” all’intero del nostro pc ovvero fare un’operazione di trashware, come viene chiamata in gergo, e un vecchio pc può ancora essere utilizzato per diversi anni: il ciclo di vita di un apparecchio raddoppia, passando dai canonici tre anni ai sei e al contempo si dimezza la mole di rifiuti tecnologici. E al di là del riutilizzo privato, il trashware consente anche una reimmissione sul mercato di computer dismessi, rigenerati e venduti come usato garantito, permettendo a scuole o associazioni di volontariato di dotarsi di un parco informatico di tutto rispetto.

La festa del mese

Il giorno del Libro e delle Rose

Il 23 aprile a Barcellona si festeggia San Giorgio, patrono della Catalogna, ma è anche il “Giorno del Libro e delle Rose”, in cui gli uomini regalano rose rosse alle donne che contraccambiano con un libro. La leggenda narra che San Giorgio colse una rosa dal cespuglio coperto di sangue del drago che aveva appena ucciso, per donarla alla principessa liberata. Nel 1923, un libraio ha iniziato a promuovere la festa come un modo per onorare anche la morte quasi contemporanea di Miguel Cervantes e William Shakespeare, il 23 aprile 1616. Inoltre, dal 1995, su iniziativa dell’Unesco il 23 aprile è la Giornata mondiale del Libro e del Diritto d’Autore.
A Barcellona le ramblas si riempiono di bancarelle di libri e chioschi di rose, le librerie sono aperte fino a notte fonda e nella città si susseguono centinaia di eventi, spettacoli, reading con scrittori e poeti provenienti da tutto il mondo.

Il video del mese

Mine. Storia di una montagna sacra..

In India, nello stato di Orissa, la compagnia britannica Vedanta Resourses si sta preparando ad aprire un’imponente miniera a cielo aperto di bauxite (da cui si estrae l’alluminio) sulla montagna di Niyamgiri che devasterà le foreste dalle quali i Dongria dipendono e distruggerà le vite di migliaia di altri Kondh che abitano nell’area. La Corte Suprema indiana ha dato il via libera agli scavi, ma i popoli indigeni sono decisi a impedire la distruzione del loro luogo più sacro e stanno resistendo strenuamente contro i progetti minerari per impedire che la loro terra venga trasformata in una desolata zona industriale. I Dongria Kondh, che contano 8000 persone circa, sono una delle tribù più isolate del continente indiano e vivono in piccoli villaggi disseminati lungo i pendii delle colline di Niyamgiri, un territorio di spettacolare bellezza, coperto di dense foreste popolate da una grande varietà di animali, tra cui tigri, elefanti e leopardi. Sui fianchi delle colline, i Dongria Kondh coltivano le messi, raccolgono frutti spontanei e selezionano foglie e fiori destinati alla vendita. Vivono qui da migliaia di anni; con la loro religione e il loro stile di vita hanno contribuito ad alimentare le dense foreste dell’area e a proteggere la sua ricchissima fauna. La miniera è destinata a devastare l’ambiente nonché l’identità e la cultura dei Dongria Dondh, facendoli cessare di esistere come popolo.

Aiutali, guarda questo video di Survival con la loro storia narrata da Claudio Santamaria:
http://www.survival.it/film/mine

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